Ritorno al teatro… come fotografo, ovvio!

L‘altra sera dopo anni sono ritornato a teatro. Come fotografo certo!
Non so bene il perché, ma negli ultimi tempi avevo un po’ abbandonato. Settimana scorsa la compagnia amatoriale del mio paese, dove fotograficamente sono nato e cresciuto, mi ha chiesto di fotografare le prove generali dell’ultimo spettacolo che andrà in scena proprio questa sera (19 Aprile 2013) al suo debutto.
Si intitola “Ghiaia” ed è una storia vera, intessuta su un’autobiografia che nessuno ha mai voluto pubblicare.
L’autore del testo originale (Roberto Pavlin) ha acconsentito affinché il suo scritto originale venisse rimodellato dalle sapienti mani di Claudio Viscardini, per produrne un dramma teatrale.

La parola dramma forse frena un po’, me ne rendo conto. In questi periodi il dramma per molti è quotidiano, e chi va a teatro spesso vuole farsi grasse risate (e in questo la compagnia è bravissima con altre commedie in programma). Con “Ghiaia” invece il rischio è di commuoversi, a tutti noi presenti è capitato durante le prove generali, quindi mi sento di generalizzare. Ma questo è un valore aggiunto a mio parere, proprio perchè è raro commuoversi a teatro.

Per chi volesse saperne di più invito a consultare la pagina ufficiale del sito della compagnia
http://www.teatroinsiemesarzano.it/ghiaia.html

Io mi soffermerò su 5 particolari che mi hanno molto colpito.

  • 1- Le scenografie: semplici ma efficaci. Una sorta di cameretta a sinistra, con un letto che a me ricorda tantissimo un noto dipinto di Van Gogh. A destra invece le scene diventano più asettiche ed angoscianti. Mi portano subito alla memoria il famoso tunnel (spazio temporale) di 2001 Odissea nelle Spazio. Non so cos’abbia spinto Claudio a scegliere questa scenografia, ma è veramente azzeccata.
  • 2- Gli attori: dal piccolo Marco che compare come fosse quasi un’entità, in una riproduzione video sapientemente collocata al margine del letto, a Roberto Pinato che avrà sicuramente messo a dura prova la propria memoria (circa un’ora e mezza tutta recitata è una prova da professionisti, non da amatori), per arrivare a Davide “psicoterapeuta” e Gilberta, madre che piange lacrime vere. Al di là dello sforzo mnemonico, le parti di Roberto e Gilberta credo che logorino dal “di dentro”.
  • 3- Le luci: a teatro sono difficili, il rischio è quello di rendere tutto piatto. Qui i due ambienti vivono di luce propria, non si mescolano pur condividendo un unico palco. Due controluci forti ed emozionanti sono da groppo in gola.
  • 4- Le musiche: originali, nel senso che sono state create appositamente per questo spettacolo da Mario Serico. Nella scena finale, Lisa interpreta “live” la colonna sonora. Davvero toccante e ben eseguita.
  • 5- Il testo: sapere che racconta di una storia vera, porta lo spettatore ad essere molto più coinvolto rispetto ad un’opera di fantasia. Incredibile pensare che ad un bimbo possano essere inferte ferite così profonde. Incredibile pensare che, dopo tutto, da queste buie situazioni si possa uscirne con tanta dignità. Complimenti al Sig. Pavlin!

Di seguito alcune immagini dello spettacolo.

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