Metti che una sera ci siete tu, Gianni Berengo Gardin, e pochi altri…

Metti che sono le 20:45 a Venezia.
Già la città di sera è un sogno.
Sei davanti al Palazzo Tre Oci.
Dentro ti attende la mostra di Gianni Berengo Gardin.
Fuori il maestro che ti aspetta.
Siete tu e altri pochi intimi.
Direi…. non è da tutti i giorni, no?

E’ iniziata così la mia visita alla mostra “Storie di un fotografo”.

Il maestro chiarisce subito di non essere bravo con le parole. Noi in realtà non necessitiamo di molte spiegazioni, è già un’emozione averlo lì… a nostro fianco.
Ci invita a porgli domande, ma ogni domanda forse sembra banale.
Eppure lui è così disponibile, introverso, ironico, ma nessuno osa approfittarne di questa sua gentilezza.
Cosa vuoi chiedergli ad un maestro, cavolo! Il gusto è già che sia lì con te, che ti stia dedicando un paio d’ore accompagnandoti attraverso le sue opere.

“Non sono un artista” dice, “sono un artigiano” e aggiunge: “alcune volte ci vuole fortuna… Vedete questa foto, è sostenuta da quella persona che applaude. Non crediate che me ne sia accorto mentre stavo scattando, ero concentrato altrove. Ci ho fatto caso poi mentre guardavo i provini…“.
Il maestro non sa proprio cosa sia la vanità, mai una parola spesa per incensare le proprie opere, anzi tutt’altro:” Questa foto a me non è mai piaciuta, ma continuano a dire che è bella e mi chiedono ogni volta di poterla esporre alle mostre. Cosa volete che vi dica, se lo dicono loro…”
Se proprio eccede, parla di foto “famosa”, ma è subito pronto a smontarla, con intelligente ironia:” Questa coppia in auto… Sembra che siano soli, invece di fianco c’erano molte altre auto, solo che grazie al taglio li ho isolati. Ecco perché dico che la fotografia è sì documento, ma non è quasi mai realtà. Dipende da cosa il fotografo in quel momento vuole sottolineare.
La visita procede, il tempo trascorre, qualcuno gli pone delle domande, personalmente gli chiedo se mai nessuno, riconoscendosi nelle sue foto, abbia preteso qualcosa in cambio.
” Mi sono capitate delle situazioni in cui qualcuno ha avanzato delle pretese, sai… per la Privacy. All’inizio mi rivolgevo a degli avvocati, ora invece mi arrangio da solo, e dopo due volte che non rispondo alle richieste, questi non insistono più.”
C’è anche chi gli chiede come vede il mondo della fotografia oggi, se crede che in questo settore un giovane possa trovare un proprio spazio e  un proprio guadagno.
“E’ difficile, perché la fotografia è cambiata molto con il digitale. Ora trovare spazio per un reporter è molto più complicato. Vi consiglio di trovarvi un buon lavoro che vi dia la possibilità di fotografare il sabato e la domenica. Oppure se volete intraprendere la carriera di fotografo professionista, fate praticantato presso uno studio, almeno due anni, perché fare le foto belle non è sufficiente, bisogna anche saperle vendere, e in questo il titolare può esservi molto d’aiuto. Forse ci sono ancora spazi nella moda, con la pubblicità ci si guadagna ancora da vivere. Nel reportage invece è improbabile.”

Sono trascorsi circa 100 minuti, Gianni Berengo Gardin ci ha parlato di India, di Rom, della fortuna di aver scovato tanti baci appassionati, del caffè Florian, di religiosità, della legge Bisaglia e di tanto altro. Ci ha mostrato alcuni dei suoi libri usciti dagli anni 60 ad oggi e la sua collezione di macchine fotografiche… ci ha autografato libri, foto e cartoline.

Continuo a sostenere, e ieri Gianni Berengo Gardin mi ha dato conferma di questo, che la semplicità sia una ricerca interiore, e io ho ancora tanta strada da fare.

Grazie al maestro per l’immensa disponibilità. Per me è stato un onore…
Grazie a Yorick per aver organizzato un evento “semplice”… ma “geniale” e ben fatto. Chissà cosa bolle in pentola per il futuro!!!!

P.S.: Ah, non ho parlato della precedente mostra che abbiamo visitato, quella di Maurizio Galimberti… Sì, ok… avrò modo, forse sono ancora immaturo per certe cose 😀

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Altre foto del pomeriggio a Venezia, prima della mostra…

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